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Calcio Gazzetta

[Calcio&Finanza] Da Fininvest a Elliot: la sottile linea rossa che separa il Diavolo dall’inferno

Il Diavolo sta vivendo uno dei momenti più delicati della sua storia soprattutto dal punto di vista societario. I prossimi mesi saranno cruciali per il futuro della società di Via Aldo Rossi.

Metaforicamente parlando, si potrebbe definire un parto. Solo con una parola del genere, infatti, si può definire il percorso che portò la società Milan al cambio di proprietà lo scorso anno. Dopo 30 anni di sodalizio targato Berlusconi, infatti, conditi da successi in ambito nazionale e internazionale che hanno portato alla vetta della classifica delle compagini più titolate del mondo, arrivò il momento del passaggio di mano. Il famoso “closing” durò ben un anno, in cui tra rinvii e smentite, conferme e rassegnazioni, i tifosi rossoneri iniziarono davvero a vedere il baratro. A ridosso dell’estate, però, ecco la fumata bianca: il Milan passò nelle mani di tal Yonghong Li, sconosciuto uomo d’affari cinese, operante per mezzo della Sina Europe Sport Investment (poi sfilatasi dall’affare). Ruolo fondamentale in questo closing, però, lo rivestirono Sal Galatioto e Nicholas Gancikoff, due advisor che si adoperarono in ogni modo negli ultimi mesi di trattativa. Le cifre dell’affare, nei giorni successivi, parlarono di circa 500 milioni di euro come somma destinata all’acquisto del club, mentre altri 220 milioni sarebbero serviti a ripianare i debiti esistenti.

Tutto è bene quel che finisce bene quindi? Nemmeno per sogno. Tra la fine del 2016 e la prima metà del 2017, infatti, nel mentre si completava un annata di transizione per la squadra, caratterizzata dalla conquista di un posto per i preliminari di Europa League, apparve chiaro, infatti, che le risorse finanziarie necessarie provenivano da un fondo di investimento statunitense chiamato Elliot, a capo del quale sta tutt’ora il multimiliardario Paul Singer, detentore di un patromomio personale di circa 2 miliardi di euro, mentre si stima che i possedimenti del fondo, finchè si scrive, siano di un valore stimato in circa 30 miliardi di euro. Si appurò, inoltre, che il fondo finanziò dapprima la Sina Europe e, successivamente il solo Yonghong Li, per l’acquisto del club attraverso un prestito, coadiuvato da interessi, da restituire entro il 2018. In caso di impossibilità di rimborso il fondo Elliot, quindi, diventerebbe il nuovo proprietario del club.

Il resto è storia di oggi. La nomina di Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli quali nuovi soggetti operanti della dirigenza al posto del plurititolato e rinomato Adriano Galliani, una spesa di 250 milioni di euro sul mercato per portare a Milano i vari Bonucci, Musacchio, Kessie, Borini, Andrè Silva e tutti gli altri, per una stagione che fino ad ora si profila deludente e, a meno di clamorose rimonte, difficilmente condurrà i rossoneri in Europa. Negli ultimi giorni, poi, è arrivata un’altra brutta notizia (quando si dice “piove sul bagnato”) per il Milan: la bocciatura da parte dell’Uefa, del piano di voluntary agreement, voluto dall’Uefa recentemente, con la quale le società sono costrette a ripianificare i propri debiti in caso di ingresso di un nuovo socio nel loro asset societario. Per quanto riguarda il caso Milan, anche se non ufficiale e, a dispetto delle parole rassicurative dei giorni scorsi rilasciate da Fassone a mezzo stampa, l’Uefa dovrebbe bocciare il rendiconto il rendiconto rossonero nel corso dei prossimi mesi. Il motivo è semplice: il piano di restituzione del prestito a Elliot rischia seriamente di non andare in porto entro i termini previsti in sede di closing e, con una qualificazione alle coppe europee che sembra ormai un miraggio, il pericolo che il Milan tra 12 mesi entri nelle mani del fondo statunitense è più che probabile.

Per la logica che più elevato è l’investimento e più sarà alto il tornaconto in caso di successo, viene da chiedersi perchè, rischio per rischio, non si sia chiesta come prestito ad Elliot una cifra più elevata per ottenere sul mercato giocatori di comprovato prestigio internazionale (con tutto il rispetto per gli acquisti dell’estate) che avessero potuto garantire successi anche nell’immediato (Cavani, Draxler, Ibrahimovic, Aguero ecc) e un ritorno in termine di immagine moltiplicato in modo imponente. Perchè ora il confine che separa il Diavolo da una nuova via crucis è molto sottile. Un destino incerto, sportivo e non. Una cosa che l’ex club più titolato del mondo non può permettersi.

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